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01.04.2009
Sono sfiorite le rose
In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose
E così dimenticammo le rose.
(Dino Campana)
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13.03.2008
Chi è il mio asino?
Chi è il "mio asino"?Nella mia vita l’asino è una faccenda seria…Per me è un essere sacro come lo era lo scarabeo presso gli antichi Egizi…L’ho conosciuto nell’infanzia nell’immagine di un bell’asinello che i miei avevano comprato per trenta piastre e che avevano assegnato alle mie passeggiate in campagna. Aveva un piccolo basto rosso che non posso dimenticare. Era il mio migliore amico…Non ci separavamo che per dormire…Avevamo la stessa età: lui era cioè negli anni dell’infanzia per la sua specie, ed io nella mia d’infanzia. In questo clima d’affetto vivemmo finché i giorni non ci divisero: io andai a scuola in città, mentre lui rimase nella sua campagna… Ritornai un’estate, dopo anni. E trovai che la vita era stata ingrata verso di lui. Gli avevano così strappato dal dorso il basto rosso per gettarlo in un luogo abbandonato e mettervi al suo posto due ceste cariche di torba, concime e argilla… Mi avvicinai a lui. Gli strofinai con il palmo della mano la testa coperta di polvere. Lui mi guardò tristemente come se dicesse: "Hai visto?…Se n’è forse già andata l’infanzia, sono già passati i giorni della felicità?" Quello sguardo penetrò come una lama nel mio cuore. Mi guardai attorno dicendo: "Ma non potevate evitargli questo lavoro faticoso e umiliante…Potevate tenerlo almeno per cavalcare!" Come se mi capisse, alzò la testa verso di me per dirmi: "E’ inutile! Non ti sprecare per loro. Nessuno a parte te mi riconosce un qualche valore!" Non riuscii ad intercedere perché cambiasse qualcosa di ciò che era stato scritto, e lo abbandonai al suo destino… Poi raggiunsi l’età della giovinezza…Terminai gli studi e lavorai come autore di commedie. Non persi l’occasione di fare dell’asino un personaggio di una mia commedia. E così egli apparve sul palcoscenico. Io non lo vidi, però….peccato…Avevo già lasciato l’Egitto per andare in Europa, ma mi giunse notizia che l’asino aveva adempiuto al suo compito in modo perfetto. Fece la sua parte nella commedia così da meritare l’ammirazione, e guardò il pubblico presente con uno sguardo intenso. Poi fece qualcosa di poco educato e sporcò il palcoscenico del teatro. Uscì, tra il disappunto degli attori e il rumoreggiare dei presenti e degli spettatori. Mi venne comunicato che l’asino fu picchiato per questo, buttato fuori e umiliato. Se fossi stato presente, avrei difeso io quel poveretto! Credo proprio che egli avesse percepito istintivamente che il pubblico non aveva capito la pièce. E così mi aveva sostituito nel mostrare il proprio disprezzo nel modo che riteneva adatto.(Tawfiq al-Hakim, 1958)
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13.03.2008
Nizar Qabbani
L'amor mio mi chiede: "Qual'è la differenza tra me e il cielo?"
La differenza è che se tu ridi -amore mio- io mi dimentico il cielo.
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25.08.2007
Ti volevo
Ti volevo
perché eri
una parte dell'universo
che mi apparteneva
Yang e Yin
tu eri al maschile
ciò che io ero al femminile
insieme saremmo stati
un'isola
un microcosmo
un Eden
un astro che gira
senza chiedersi perché
esiste un'orbita.
Invece ti ho perduto
ed io sola
continuo a cercarti
nel fiore che sboccia
nel grano che cresce
rigoglioso a primavera
e come un cane randagio
vado elemosinando
e bussando
a mille porte
per sapere perché.
Perché devo esistere io
se non posso stare insieme a te
e vivere rodendomi in mille dubbi.
Perché sopporto quest'angoscia
e devo affaticarmi
pure per conquistare
il metro di terra
su cui sarò sepolta.
E piena di nostalgia
guardo il sole
che mi rammenta
i tuoi occhi accecanti
e la luna pallida e chiarta
come la tua anima
e gli alberi possenti del bosco
che mi fanno ripensare al tuo corpo
e i rovi
quei rovi
che mi pungevano i piedi
quando volevo raggiungerti.
E la notte
quando guardo le stelle
mi chiedo perché
esiste la forza di gravità
e un'attrazione così forte
tra un uomo e una donna
che sconosciuti
immediatamente si riconoscono
e istintivamente
cominciano a cercarsi
senza pace.
Ti volevo
disperatamente
come chi ormai non spera
di poter avere
ciò che gli manca
e ad un tratto lo scorge
e sono triste
come chi
camminando nel deserto
intravede
un'oasi e l'acqua
(miraggio)
o come quando
da bambina
cercavo di afferrare
per gioco
i raggi del sole
che si disfacevano
non appena
allungavo la mano.
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19.02.2007
Sabine Sicaud
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"N'oublie pas la chanson du soleil, Vassili. Elle est dans les chemins craquelés de l'été, dans la paille des meules, dans le bois sec de ton armoire, si tu sais bien l'entendre. Elle est aussi dans le cri du criquet. Vassili, Vassili, parce que tu as froid, ce soir, ne nie pas le soleil. "
Sabine Sicaud
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13.11.2006
Quando ci si sceglie
Quando ci si sceglie ogni volta ed ogni volta insieme si entra nel respiro della notte non si comprende perché per boschi e radure continui a vagare il cane randagio della gelosia che ogni volta annega quando mi mi rendi un lago di baci e ogni volta rinasce quando sono sola.
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30.08.2006
Ho sempre gioito per i talenti altrui. Ho sempre pensato che se qualcuno aveva qualcosa da dire e da dare era bene che si esprimesse, che desse. Un talento ben speso va a vantaggio di tutti, non solo di chi lo possiede. Così non ho mai provato invidia di fronte a chi lavorava bene, era bravo, era creativo. Non ho mai messo in atto tecniche distruttive per emergere a scapito dell'altro, certa che nel mondo c'è posto per tutti.
Mi ha sempre fatto indignare chi aveva riconoscimenti senza che mostrasse particolari capacità, solo perché aveva amicizie o santi in paradiso.
Io sono un tipo indipendente ed ho cercato sempre di fare da sola, senza cercare appoggi o raccomandazioni. Ho sperato che se sapevo fare qualcosa gli altri gioissero e mi dessero una mano, un sorriso, una pacca sulla spalla. Mi sarebbe bastato per non scoraggiarmi.
Ho incontrato troppo spesso chi ha cercato di ricacciarmi indietro, tagliandomi le gambe, rendendomi il cammino difficile solo perché utilizzava bene le armi della chiacchiera malevola, dell' ingiustizia, della falsità... in mondo in cui solo chi sgomita riesce a vedere il sole.
Ma io non credo nella guerra di tutti contro tutti, non credo nello sgomitare, sono convinta che nel mondo c'è posto per tutti e continuerò il mio cammino, a testa bassa, con amarezza.
Però seguito ad indignarmi con chi va avanti senza merito, con chi permette ai senza merito di andare avanti, con chi sgomita contro i talenti, solo per farsi largo e per far sì che la sua nullità abbia a prevalere.
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13.06.2006
Vieni
Vieni. Sui tuoi capelli neri
metti un cappello di paglia.
Prima che inizi il brusio,
l'ora dove ciascuno lavora,
andiamo a vedere il mattino
alzarsi sui monti
e raccoglieremo sui prati
i fiori che amiamo.
Sui bordi della fonte
dalle marezzature ammorbidite,
i nenufar dorati
tendono i fiori appassiti,
stanno nei campi e nei grandi frutteti
come un eco lontano
le canzoni dei pastori,
e scuotendo per noi le loro ali odorose,
le brezze della mattina,
come sorelle erranti,
gettano già verso di te,
mentre tu sorridi,
l'odore del pesco rosa e dei meli fioriti.
Théodore de Banville (1823-1891)traduzione Liza
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13.06.2006
Più bella delle lacrime
Giovane donna più bella delle lacrime che hanno scorso più dei temporali d'aprile begli occhi dalle onde di martin-pescatore dove passavano i lunghi corrieri dei miei desideri memoria, o colomba negli spazi del cuore io mi ricordo del suo fianco di naviglio io mi ricordo dei suoi capelli da brivido e sulle mie feste e i miei disastri io saluto te la più bella e canto.
Gaston Miron (1928-1996)trad. Liza
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13.06.2006
Venuta dal Lussemburgo
E' passata la giovan fanciulla
Viva e lesta come un uccello:
Con in mano un fiore che brilla
Con in bocca un refrain novello.
Porebbe essere l'unica al mondo
Il cui cuore al mio risponderebbe
Che venendo nel mio buio profondo
Con un solo sguardo lo rischiarebbe!
Ma no, la mia gioventù è finita...
Addio dolce raggio che m'hai illuminato
Profumo, giovane donna, armonia
La felicità è passata, è andata via!
(Gérard de Nerval tradotto da Liza)
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02.05.2005
Si migra....
Si migra un po' qua un po' là come fogle d'autunno che a volte si trovano in un mulinello della stessa folata di vento e a volte si perdono per trovarsi di nuovo con altre foglie in altri mulinelli in altre strade.
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19.06.2004
Liberismo non è libertà
Mentre procediamo tra nuove mistificazioni, in cui sembra tacito che neoliberismo economico equivalga a libertà, quasi che i termini liberismo e libertà coincidano, assistiamo ad un progressivo allargamento di una situazione di guerra addomesticata di tutti contro tutti. In questa nostra società contemporanea il potere politico è pesantemente condizionato, a volte proprio usurpato, dai poteri forti dell'economia e della finanza. Si è creata un' oligarchia dittatoriale, che abita i quartieri alti del nuovi grattacieli del villaggio globale, incurante degli stridori di pianto dell'umanità dolente, che abita i piani bassi dei nuovi e dei consueti insediamenti. E' un'oligarghia che non è stata eletta nelle urne, è un' oligarghia che non può essere mandata a casa con i consueti sistemi di partecipazione politica, non essendo stata votata. E' un' oligarchia a cui i politici, democraticamente eletti, rispondono più che ai propri elettori. E' un'oligarghia che crea nuove forme di schiavità nel cosiddetto terzo e quarto mondo e anche tra i ceti medi del primo mondo, schiavo dei consumi, della pubblicità, della società dell'apparire. E' un'oligarchia che spegne il pensiero critico e che fa leva anche su questo per sovravvivere. Nel contempo c'è una guerra sommersa di tutti contro tutti, un nuovo homo homini lupus. Se ad imperare è il liberismo, che presuppone la cinica competizione, fondata sulle abilità individuali, allora tutti sono in contrapposizione, tutti hanno dei nemici veri o presunti contro cui lottare. Tutti cercano di emergere e di vincere. Ma il fatto più peculiare è che, in questa nostra società contemporanea anche il nemico a volte è diventato senza volto. In un mercato globale, in cui chi tira le fila del gioco politico è dietro le quinte, anche il nemico si nasconde: è il terrorista che si fa esplodere nei posti più impensati, creando un clima di insicurezza e di sfiducia. Forse conviene lavorare per la trasformazione delle coscienze, affinché siano sotto gli occhi di tutti le nuove forme di schiavitù, le nuove forme di sfruttamento sociale, le nuove forme di dittura e affinché chi può si adoperi per la costruzione di un sistema diverso in termini economici, politici, sociali. Possibile che non si riesca a creare una società che alla competizione opponga la cooperazione, alla dicotomia amico/nemico la fratellanza o la sororità, al sospetto soatituisca la fiducia? Oltretutto questa nuova forma di dittatura contemporanea, in cui impera il neoliberismo economico, è altamente distruttiva, i suoi effetti sono sotto gli occhi di tutti, in termini di disastri ambientali, di inquinamento di aria, acqua, terra, cibo....senza contare i devastanti effetti psichici che un costante clima di lotta e di insicurezza provoca.
Come faremo a salvarci dalla distruttività umana? Come faremo a debellare le nuove forme di fascismo insorte negli ultimi cinquant'anni, che sono estremamente potenti, che si sono imposte come nuovi idoli, inafferrabili, difficili da contrastare, non interamente controllati da nessun soggetto umano, seppure potentissimo e che consistono nel mostro-mercato-neoliberista, senza altra finalità al di là della sua autoconservazione? Come potremo ritrovare una dimensione davvero democratica sul piano politico e più a misura d'uomo sul piano sociale?
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23.05.2004
Fondamentalismi e futuro
Io sono contro, contro tutti i fondamentalismi, contro tutti gli eccessi. Sono contraria al fondamentalismo islamico, contraria a credere che un qualsiasi partito possa essere in assoluto il Bene, contraria anche al modello occidentale e americano... Così come sono contraria a tutti gli estremismi. In un mondo globalizzato se il modello islamico -dove per modello islamico intendo un modello non corrotto dal Satana occidentale- non può e non deve essere vincente, reputo che anche il modello occidentale sia ampiamente distruttivo e difettoso. L'economia, il mercato non possono essere fondamenti a se stessi, si va verso uno sfruttamento della terra, dalle conseguenze sempre più disastrose, e verso una manipolazione che può avere risvolti inimmaginabili. Allora quale potrebbe essere l'alternativa? A me pare che l'Occidente stia facendo un passo indietro rispetto alle posizioni che aveva assunto dopo la seconda guerra mondiale, anche con la creazione di organismi sovranazionali, quali l'ONU, con tutti i suoi difetti. Posizioni in cui la guerra fu posta al di fuori della politica, in una politica in cui oggi è rientrata alla grande, con la guerra preventiva, la guerra infinita. Sempre tornando agli anni successivi alle seconda guerra mondiale forse non è ozioso ricordare che accanto a quei paesi che seguirono il modello occidentale e a quelli che seguirono il modello sovietico ci furono paesi come la Svezia, la Danimarca... che presero il meglio di entrambi, dando vita ad un modello misto. Tutto questo discorso per dire che, secondo me, il futuro del pianeta globalizzato non sta tanto nell'imporre un modello democratico, islamico o proveniente da altre culture..... Il futuro sta nel prendere il meglio dalle culture e costruire un sistema con grandi convergenze, con macroaccordi, rispettoso dell'alterità e capace di far proprio ciò che di positivo esiste in tutte le parti del mondo. Ma per fare questo è necessario abbondonare le velleità di sfruttamento e di dominio, è necessario rendersi conto che la nostra non è l'unica civiltà possibile, l'unica democrazia possibile, l'unica economia possibile... Questo presupporrebbe anche l' imparare il rispetto per l' altro e per le altre culture, senza voler per forza inglobare e distruggere ciò che è diverso da noi. Per giungere a questo è pure fondamentale imparare a dialogare... e sarebbero necessarie nei posti che contano guide meno cieche.
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09.05.2004
un fondamento per l'agire
L' uomo è un frammento dell'universo, il più fragile, il più indifeso: una canna diceva Pascal, basta un niente per schiacciarlo. Eppure nella sua fragilità è grande perché pensa ed ha coscienza; l'uomo sa di morire e l'animale non lo sa.
Già Pascal aveva compreso che l'uomo tentava di fuggire dal pensare tramite il divertissement.
Oggi, nel nostro mondo occidentale, l'uomo ha mille modi per non pensare. Il lavoro che impegna, lo sport che è necessario, la vacanza che fa status, il divertimento rigorosamente di un certo tipo, incontri mondani, tutto in una frenesia incredibile, quasi si volesse tenere ben saldo quel coperchio che sta sopra il baratro su cui l'uomo contemporaneo poggia. Se il coperchio lascia trapelare uno spiraglio e l'uomo è costretto a pensare ecco che emerge in lui la disperazione, il non senso, che diventa nausea, come quando si va per mare e si perdono i punti di riferimento. Una volta c'erano le religioni a fornire all' uomo un senso. Ora che, almeno nel mondo occidentale, le religioni tradizionali sembra non siano più capaci di attendere al loro compito e che, pare, siano rimaste indietro rispetto ad una evoluzione scientifica, tecnologica, culturale, che va sempre più veloce e che pone continuamente nuove sfide, dove potremo trovare una risposta per il nostro bisogno di senso, per dirigere la nostra azione morale? Anche la metafisica occidentale sembra abbia fatto il suo corso. Non è più possibile credere ad una Verità, che si può conoscere in via ultimativa o inglobare per intero, come avveniva in passato. In tempi di postmoderno si tende più a credere che un frammento di Verità sia in tutte le religioni, in tutte le filosofie, nelle arti, nei vari punti di vista delle personali filosofie di vita di ciascuno. Sono le nuove esigenze della società globale in cui sempre più culture e religioni diverse convivono. Eppure oggi più che mai è necessario fornire all'umanità un senso ed indirizzare l'agire umano. Richieste di senso provengono da varie parti e da varie estrazioni sociali e geografiche. Bisogno di senso ha il mondo in cui viviamo. Ma se le religioni e le metafisiche non riescono più a dare un significato alla vita dell'uomo dove ci si può orientare, dove trovare una bussola per indirizzare il nostro cammino? Tutte le religioni hanno posto alla base della richiesta di senso e dell'agire umano un Mistero trascendente, che era in parte spiegato, ma che, in larga misura, rimaneva Mistero. Nulla di strano ci sarebbe se l'umanità smettesse di voler definire il Mistero. Tentare di spiegare poteva avere una sua funzione quando l'umanità era rozza e poco istruita e può essere ancora utile in certe parti del mondo, ma non è indispensabile in una umanità scolarizzata, sempre più colta e disponente di strumenti culturali. Credo sia incontrovertibile che il mondo sia intriso di Mistero, ognuno lo sperimenta quotidianamente, nella sua persona, nelle sue esperienze, nelle situazioni limite quali la sofferenza e la morte. E' pure incontrovertibile che nell'uomo alberghi in principio spirituale, che rimanda al Mistero, ed è del tutto inutile volerlo definire o ricercare di esso le eventuali radici biologiche. L'essere si disvela, ma mai totalmente diceva Heidegger. Nel volto dell'altro, nello sguardo, c'è traccia del divino, ha detto Lévinas. Per trovare un senso nella vita basterebbe non ignorare le tracce del Mistero, basterebbe sapere che c'è qualcosa che ci trascende, senza la necessità di doverlo definire concettualmente. E l'etica può trovare in suo fondamento anche in un Mistero, non definito e non definibile, che si svela a tratti e si fa traccia. Già per Lévinas nello sguardo dell'altro c'è un comando universale, traccia del Mistero, su cui può essere fondata un'etica, che automaticamente diventerebbe filosofia prima. Ma per dirigere l'agire umano a livello normativo, forse è il caso che si ridefinisca l'uomo. Aristotele classificando, nel suo Liceo, gli esseri in generi e specie aveva trovato per l'uomo una definizione o meglio delle definizioni, tutto sommato convincenti per i suoi tempi. L'uomo è un animale razionale. L'uomo è un animale politico.Definizioni che oggi non bastano più. Credo che sarebbe auspicabile oggi fare uno studio sull'uomo per vedere da cosa esso sia caratterizzato, al di là delle culture e delle religioni, per capire meglio che cosa fa di un uomo ciò che è, in ogni latitudine della terra ed adoperarci per una normativa universale che rispetti ciascun uomo, bianco, giallo, nero, maschio, femmina..... Un'etica del rispetto per l'uomo, dunque e non solo. Negli ultimi tempi accanto ad un'etica del rispetto per l'uomo, di tipo kantiano, che,fino a tempi relativamente recenti, era per lo più basata sulle buone intenzioni dell'agire, si fa strada sempre più la convinzione che nel comportamento dell'uomo ci debbano essere anche la responsabilità per i possibili danni, conseguenti a certe azioni dell'uomo ed il rispetto per le generazioni future. I cambiamenti che l'uomo poteva apportare in ambito naturale, fino a poco tempo fa, erano parecchio limitati e la natura si rigenerava. Con l'ingegneria genetica, con le manipolazioni e con lo sfruttamento sconsiderato della natura oggi gli uomini possono compiere danni inimmaginabili. Se ai tempi di Kant un'etica dell'intenzione poteva bastare oggi non è più sufficiente. La buone intenzioni non bastano più. La ragione inoltre non è l'unica componente umana che reca traccia del Mistero, come era in Kant,in cui la morale era List der Vernunft, un fatto della ragione, considerata sede degli imperativi, che la trascendono. Il Mistero si manifesta nella ragione e nell'uomo, ma appare anche in altre sfere dell'umano, che possono riguardare il sentimento, il cuore... e si scorge in misura maggiore o minore in tutto quel che esiste, nel mondo animale, nel mondo vegetale, perfino nelle pietre, che del Mistero recano il suggello. Un fondamento per l'agire
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27.12.2003
L'amore è simile alla rosa di macchia,
l'amicizia assomiglia all'agrifoglio:
l'agrifoglio è scuro quando la rosa
fiorisce, ma chi è più costante nella
fioritura?La rosa di macchia è odorosa in
primavera, i suoi fiori estivi
profumano l'aria;
ma aspetta che torni l'inverno: chi si
ricorderà della rosa di macchia?
Disprezza allora l'inutile
corona di rose
e ricopriti della lucentezza
dell'agrifoglio che-quando
dicembre rattrista la tua
fronte-
ancor sa mantener verde la ghirlanda.
Emily Brontë
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15.10.2003
KARACAOGLAN
Quando l'uomo giunge un bel giorno in terra
È come un frutto improvviso su un albero morto
Quando l'uomo matura e finisce per conoscersi
È come una nave carica di perle e d'oro.
Da vendere è il mio cuore pazzo, è da vendere
Che vada attraverso il mondo a spandersi...
Quando l'uomo è vicino a colei che ama
È come fossero feste e nozze per sempre.
Bel capriolo sull'erba del pianoro
I cacciatori arrivano, vanno alla foresta.
Quando l'uomo apre il suo cuore a tutto ciò che arriva
È come se si consegnasse alle acque torbide di un ruscello.
Karadjaoglan dice quale Dio è il nostro
È lo stesso che stacca due cuori l'uno dall'altro?
Quando l'uomo mangia sulla tavola dell'esilio
È come bevesse a due mani una coppa di veleno.
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15.10.2003
Hasan Dede
Ecco, Echrefoglu, a noi due(*)
Siamo noi il giardino, la rosa è in noi Il vostro Dio è anche il nostro Dio
Le settantadue lingue sono in noi. È proprio degli uomini insensibili
Che si lavano invano per purificarsi
Ma perché dir male degli altri
Tutto il male, tutto il male è in noi. L'ape si muove volteggiando
Un elemento prende, un elemento dà.
Il devoto se ne va sfuggendoci
E' in noi l'ape, il miele è in noi. Padre Hasan è soltanto un mortale
Il cuore solo dice quel che è A è il cammino verso il Vero
Se cerchi C, D è in noi.
(Hasan Dede)
(*)
A= Allah, Dio
C=Cemal, la Bellezza
D= Delil, la Guida
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25.09.2003
Solitudine
Solitudine cattiva
picchia sull'anima
quasi vento furioso
che sbatte
gocce di pioggia
sui vetri
Bigio fuori
bigio
dentro di me
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15.09.2003
Simpatia
Chi è dotato di simpatia quasi mai si rende conto della fortuna che ha. Crede di avere meriti personali e spesso non capisce di aver avuto solamente da madre natura un dono.
Simpatici non si diventa e se ci si sforza di esserlo ci si rende ancora più antipatici, perché si è innaturali.
Gli antipatici spesso debbono anche subire le angherie di chi li incolpa di non saper o voler essere simpatici. Talvolta soffrono il doppio: a causa del loro non essere simpatici e a causa della poca sensibilità del prossimo che ingiustamente li incolpa.
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31.07.2003
Pioggerella, Amélie Ambry
Questa pioggia che cade
sulle mie guance, sui miei occhi, sulle mie labbra Questa pioggia fredda
è come il mio amore per te, Freddo, spinoso ma così piacevole
Esso è dolce sulle mie labbra,
calmo sui miei occhi, insolente sulle mie guance
Ma non è caldo come l' avevo immaginato
Io lo avevo immaginato soave e cremoso
Lo credevo tiepido e non è che freddo
Se mi brucia è come il ghiaccio
Ma è così che mi piace
E le tue dita non sono mai tanto sensuali
Come quando sono fredde E le sensazioni che disegni in me
Sono piccoli aghi di morbidezza
Come questa acqua divina e primaverile
che sempre mi ricorda quanto soffro per te.
Il vento urla ai miei orecchi e mi ricorda
Le grida che ho emesso
I gemiti del mio corpo attorno al tuo
Quando mi davi il polline della tua vita
Esso mi parla dei tuoi grugniti di stanchezza
Della tua voce scura che mi spinge
Nell'abisso del tuo calore
dei turbinii di piacere nelle tue vesti.
Ma la pioggia è fredda e il vento caldo
Il mio amore è gelato
Ma nulla mi ricorda il calore del letto
Anzi il mio piacere assomiglia Ad una marea di sale
Sul mio corpo di ferite
Io soffro per te e nulla è più dolce
Le tue dita destano quest'intimo
con gocce di ghiaccio I tuoi baci all'estraneo gusto di fumo
sono lame di rasoio sulla mia lingua
Il tuo piacere trapassa
il mio ventre con uno strappo così morbido
che mi fa piangere
Ma questo freddo diventa crudele
quando osservo i tuoi sentimenti
Mi taglia
con il ghiaccio del tuo sguardo
Poiché mi osservi con il tuo spirito
metallico quando vorrei vedere la seta della tua anima
Tu mi fai male, mi fai male
ma sopporterò sempre
poiché è la sola cosa che me giunge da te
Se soffro per te
è perché la tua carne mi consola.
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